Dollhouse

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Mettiamo che una persona sia tanto folle da cedere l’utilizzo di se stesso, per un tempo più o meno lungo ad una struttura chiamata Dollhouse,  che in questo luogo la persona sia privata dei suoi ricordi, ridotta ad un involucro quasi del tutto vuoto, come se fosse un automa su cui installare una personalità diversa in base alle esigenze del cliente danaroso si turno.

E’ questo che succede alla Dollhouse, un gruppo di giovani persone, attraenti e fisicamente atletiche vengono utilizzate come delle bambole pronte ad essere ‘confezionate’ e affittate da chi può permettersi economicamente tale lusso. Le Doll vivono una finta vita con i clienti, mentre nella Dollhouse sono in uno stato di pacatezza e assenza di emozioni – ricordi,  alimentate, tenute in esercizio fisico e sotto controlli medici, in attesa di essere caricate di una personalità e affittate.

Lotte di potere, indagini dell’FBI, il risveglio della Doll Echo, sono il fulcro della storia, per niente banale che risulta anche interessante sotto vari aspetti socilogici, emotivi e morali.

Whedon ha realizzato due stagioni di questo telefilm che trovo raccapricciante, perché vedere queste persone imbambolate, inermi, costruite e distrutte ogni volta è veramente allucinante.  Ogni stagione si chiude con un episodio Epitaph che mostra un qualcosa che accade nel futuro, un futuro non particolarmente allettante, abbastanza brutto e duro, quasi apocalittico.

Consiglio la visione se vi piace lo stile di Whedon, se vi va di rivedere Eliza Dushku e se non vi aspettate una storia semplice, delicata, dove tutte le cose poco piacevoli si risolvono  sempre per il meglio.

 

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6

Match Point

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Trovo geniale Woody Allen, mi piacciono i suoi film, il suo stile, le sue idee.

Match Point  è riuscito a disgustarmi, a farmi provare un profondo senso di schifo nei confronti di certe categorie di persone. Se il suo intento era quello di dimostrare quanto possa essere vile l’animo umano, c’è riuscito in pieno e senza ombra di dubbio.

Con questa storia ci viene mostrata una carrellata di personaggi ben caratterizzati, di cui alcuni fanno davvero pena, gente che non ha alcuna pietà nel compiere atti spregevoli pur di non perdere quanto guadagnato. 

Il film si apre con una riflessione del protagonista:

“Chi disse: "Preferisco avere fortuna che talento" percepì l'essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po' di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no e allora si perde.”

Quante volte ci si è trovati in quel punto? Quante volte per pochi secondi quella posizione di bilico c’ha fatto trattenere il fiato, mentre attendevamo l’esito della caduta, di qua o di la del nastro?

In questo film vedremo Chris, giovane insegnante di tennis dalle modeste origini, fare la scalata al successo, scegliendo le amicizie giuste per raggiungere la vetta. Il personaggio di Chris è quello di una persona senza scrupoli, senza morale e senza possibilità di redenzione, che ha fatto ciò che ha fatto solo perché era necessario ed indispensabile al perseguimento del suo scopo.

Chris, nonostante tutto sarà una persona fortunata, io direi quasi miracolata,  deve veramente ringraziare la Dea bendata  che nel momento giusto ha spinto la pallina al di la della rete, facendogli vincere la partita .

Match Point è sicuramente un film ‘serio’ rispetto ad altri di Allen in cui  mancano quell’ironia di base, sia nelle situazioni che nelle battute.  E’ un ottimo prodotto sia nella realizzazione tecnica che dal punto di vista della sceneggiatura, retta magistralmente da bravi attori.

Da vedere sicuramente

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8

Sono il numero Quattro

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Tratto da una serie di libri,  Sono il numero Quattro è un discreto film di fantascienza diretto principalmente ad un pubblico giovane, potremmo catalogarlo come un sci-fi teen drama, con una punta di romance. 

Un gruppo di alieni finisce sul nostro pianeta, si sparpagliano, ognuno con il proprio protettore  e cercano di tenersi nascosti e lontano dai radar di altri alieni che gli danno la caccia.  I cacciatori hanno un problema, devono uccidere i loro avversari in ordine numerico.  

Ogni volta che un alieno viene ucciso, i successivi avvertono ciò che è accaduto. Il film segue le vicende e la fuga dell’alieno numero Quattro,  subito dopo la morte del numero Tre.

Il numero Quattro e il suo tutore - protettore è quella di due persone in fuga, costrette a nascondersi, a non mettere radici, a non instaurare troppi rapporti interpersonali, meno persone comprendono chi sei o  conoscono la tua diversità e più dovresti essere al sicuro. Ma è davvero così?

Il film è gradevole, si lascia guardare, secondo me è adatto ad un momento in cui si vuol guardare un film non troppo pesante e con una trama non particolarmente corposa.

 


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5

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