Toy Boy

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Questa è una di quelle rare volte in cui non so da dove iniziare, se liquidare il film con due parole stringate o scriverci su un trattato. 

Perché di cose da dire ce ne sarebbero molte, ma vale la pena sprecare il fiato, o meglio la punta delle dita per scrivere questa recensione?

Non lo so, inizierò a scrivere senza pensarci troppo. In fondo neanche  lo sceneggiatore ha pensato molto a cosa stava scrivendo. Fosse stato un film porno, l’assenza o la scarsezza di trama sarebbero stati comprensibili, li i contenuti sono per lo più visivi e rumorosi, ma in un film che dovrebbe essere una commedia no.

Ashton Kutcher in fondo interpreta un po’ il ruolo di se stesso, il ragazzo più giovane che se la fa con la donna matura e socialmente collocata. Lo so, probabilmente è un commento fuori luogo visto che la storia con Demi Moore è arrivata al capolinea, ma chi non ha mai pensato che lui potesse essere il Toy Boy dell’attrice?  Che poi la storia sia durata tanto era segno che forse non era proprio così fino in fondo, però…

Lasciando perdere pettegolezzi e pensieri che esulano dal film, il problema grosso è la carenza di una sceneggiatura di sostanza, di qualcosa che renda l’idea di partenza interessante, convincente, perché il tema trattato poteva avere una buona valenza sociale se sfruttato e gestito nel modo giusto.

Giovani che non hanno una vera e propria collocazione nel mondo, che giocano a fare i seduttori, i dandy, che credono di  avere potere e di potersi guadagnare una posizione vendendo se stessi alla migliore offerente, facendo leva su donne di successo che sono sostanzialmente sole e si sentono lusingate dalle attenzioni di un aitante ragazzo di almeno dieci anni più giovane.

Ma ciò che ho trovato assurdo è l’atteggiamento di queste donne nel film, non tanto per la facilità con cui si lasciano rimorchiare e fanno entrare un perfetto sconosciuto in casa propria, è il modo in cui lasciano che il protagonista viva in casa loro, impiantandosi come se fosse la propria. 

Capisco che  forse in quella zona si vive in maniera diversa dall’Italia, ma chi farebbe accampare una persona con cui si  è trascorsa una nottata di sesso in casa propria mentre tu te ne vai  a lavoro, lasciandogli addirittura la carta di credito per pagare la colazione?

Perché Nikki, il protagonista vive così, rimorchia in maniera grossolana, perché non utilizza tecniche veramente sottili o astute per farlo, probabilmente non deve neanche preoccuparsi di perfezionare il repertorio visto che c’è tanta disperazione in giro, basta un niente e le signore cedono. 

Cambia signora di tanto in tanto e si installa in casa della successiva,  lui  non ha una casa sua e parte dei suoi  averi sono depositati a casa di un amico.

Ma lo sfruttamento è reciproco, se da un lato il Toy Boy sfrutta una persona e i suoi soldi è a sua volta sfruttato dalla donna, sia fisicamente che sfoggiato come trofeo, come un modo per sentirsi ancora attraente, giovane  e per fare crepare d’invidia gli altri. 

Sono situazioni  non risolutive, le definirei più degenerative, solo un palliativo momentaneo per entrambi. Prima o pio succederà qualcosa che spezza questa catena e tutto va a rotoli e si ricomincia da capo.

E in questo caso la ‘rotolata’ arriva sotto forma di una ragazza che stranamente rifiuta le avances del protagonista, che sembra essere qualcosa e invece è tutt’altro, e poi si dimostra essere altro ancora. Quando il quadro si chiarisce a me è venuto da dire: ma che bella stron…. 

Perché probabilmente è proprio il personaggio più terribile della storia, gli altri sono ciò che sono e ciò che si vede, lei non è se stessa mai, qualunque ruolo interpreta, ma sostanzialmente non lo è neanche nei suoi confronti. 

L’ambientazione è lussuosa, chic, è vergognosamente ricca. I personaggi leggeri, privi di spessore e superficiali. 

Il film è talmente scarno sotto molti punti di vista, privo di spessore da far passare in secondo piano l’aspetto tecnico, la recitazione e tutto il resto.

Ho da fare un appunto a chi ha curato i costumi, le bretelle che aveva perennemente addosso il protagonista erano a mio avviso orribili, come anche la sciarpa, un cazzotto in un occhio. Per non parlare degli slip che si vedono in una scena, veramente orrendi.

Ma le vere ‘perle’ di questa storia sono state:

  • L’operazione a cui si sottopone la donna di turno, ancora non so se ridere o restare con un’espressione basita. 
  • Il finale, dove il protagonista, finalmente redento e con un lavoro vero, torna a casa e da a mangiare un povero topolino a un rospo che si trova in una teca. La camera resta li, mentre scorrono i titoli di coda, con questo rospo dalla cui bocca chiusa pendola la coda di quella povera bestiola. Oddio che orrore!

In sostanza il film avrebbe potuto essere una pellicola davvero interessante, poteva mostrare uno squarcio di vita diverso e affrontare dei temi scottanti, delicati, ma non lo fa, è solo una carrellata di rimorchi, scene di sesso, vita da ricchi, vita da poveri. E anche nel momento in cui il protagonista decide di farla finita con quella tipologia di vita, di mettersi in gioco e di mettere in gioco i suoi sentimenti, la sceneggiatura non da alcun tipo di supporto. 

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