The Dressmaker

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1951, Tilly torna al piccolo paesino in cui è nata e cresciuta.

Quel paesino da cui era andata via successivamente ad un evento tragico. 

Tilly porta con se tutto il suo know-how e inizia pian piano a realizzare abiti di classe per le persone di quel piccolo centro che una volta era casa sua.

Buona parte del film si basa sui contrasti tra Tilly e la madre, Tilly e gli abitanti del posto, dei loro segreti, la scoperta lenta di cosa era realmente accaduto anni addietro, ciò  che era alla base della partenza della ragazza. 

Il film è molto cinico, duro e con qualche sprazzo di simpatia qua e la. 

Funziona benissimo per la prima parte, poi man mano che ci si avvicina al finale la storia sembra perdere lentamente smalto. 

I dialoghi sono interessanti, belli i costumi, bravi gli interpreti. 

Se vi piace una storia che ricostruisce lentamente i fatti, che vuole dare alla protagonista una sorta di vendetta/riscatto, ma che ha un gusto dolce-amaro, allora può essere un film che fa per voi.

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6

Irrational Man

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Questo film  è a tratti sotto tono, come in buona parte è sotto tono il personaggio di Abe, il protagonista. Joaquin Pheonix è bravo, lo è sempre, lo è anche qui nell’interpretare un professore di filosofia che dopo dei trascorsi dai risvolti drammatici, che si ingigantiscono sempre di più man mano che passano di bocca in bocca, come  gossip del momento nella piccola cittadina dove sta per trasferirsi.

Abe arriva in città, è un uomo che nonostante sia in una fase no della sua vita, ha un suo fascino, tanto da colpire molto l’interesse di una delle sue giovani allieve. Un uomo che è l’ombra di se stesso, apatico, annoiato, depresso e dedito all’alcol. Impotente fisicamente ed emotivamente. Vive la sua piatta esistenza, insegnamento filosofico a parte, dividendosi tra le avances di Rita, che vorrebbe lasciare il marito per fuggire via con lui in Spagna e la giovane Jill, che pende dalle sue labbra, diventa la sua migliore amica ed è palesemente interessata a lui.
Un giorno, mentre Abe si trova in un caffè con Jill, ascoltano le chiacchiere dei vicini di tavolo, dove una donna si lamenta della cattiveria del giudice che sta seguendo la sua causa per l’affidamento dei figli.
 
È qui che in Abe si accende una lampadina: e se il mondo fosse un posto migliore senza quel giudice cattivo? Se uno sconosciuto potesse risolvere i problemi della donna?
Abe trova finalmente due motivi, il giudice e la sua musa Jill, per scrollarsi da quel grigiore che l’ha contraddistinto fin dall’inizio della storia, tranne per una sera in cui, in un impeto di follia acuta, prende una pistola gioca alla roulette russa da solo, ruotando più volte il tamburo e risparandosi alla tempia, lasciando interdetti tutti i presenti, compresa la stessa Jill che lo porta via.
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6

The other side of ...

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The other side of…

 

Potrei aggiungere “the moon” , perdendomi nel Great gig in the sky oppure citando Us and Them, che trovo stupenda; ma su questo ci tornerò alla fine, e si capirà il perché.

Però il titolo si presta anche ad un’altra citazione se ci si aggiunge la parola "love" proprio come la canzone di Jack Savoretti, che tra l’altro stanotte mi ha fatto compagnia.

La canzone, non Jack.

Meglio precisare, non si sa mai.

Questa notte, intorno alle ore 3.50, proprio nel momento in cui la maggioranza della popolazione che si trova dalla parte della terra in cui è buio, stava presumibilmente dormendo, mi sono svegliata con la voglia di sentire una canzone nello specifico.

Ti giri, ti rivolti nel letto e il sonno non torna, allora sei costretta a cedere alla tentazione, ti alzi, cerchi di non fare rumore, usi il cellulare come luce notturna, arrivi alla tua borsa, prendi il lettore mp3 e relative cuffie bianche, l’accendi e inizi a scorrere giga di musica alla ricerca della canzone incriminata.

La trovi, ti rimetti a letto cercando di non tenere il volume alto in cuffia, perché se non lo sapete, io con la musica mi ci spacco i timpani, ma la presenza di altre persone in casa impedisce di tenere a palla l’audio, specialmente di notte, quando anche un minimo rumore risulta come un boato.

Resti li, lucida e sveglia, come se non fosse notte, a sentire in loop quella canzone per almeno mezz’ora.

Poi lasci libero il lettore mp3 di riprodurre musica, ovviamente in maniera random, perché l’ordine casuale è preferibile a sentire sempre in fila le stesse cose.

Quando ascolto musica la mente vaga da sola e si faccio riflessioni, a volte stupide, a volte profonde.

Ma prima di proseguire e giungere a conclusione, ho bisogno di fare una ulteriore digressione.

Le persone non mi conoscono, almeno la maggioranza, se in questo momento facessi un sondaggio, per puro sfizio, per vedere la loro risposta alla domanda:

Secondo te, qual è la cosa che amo di più al mondo? 

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