Ferro3

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Ferro3 è un film Coreano, e  se non l’avete visto vi prego di non storcere il naso, perché è un film con la F maiuscola, un film che rapisce, incuriosisce e si lascia guardare tutto in un fiato. 

Ferro3 racconta la storia di un ragazzo, Tae-suk, che va in giro con la sua moto, posiziona dei volantini sulle porte di alcune case, per poi abitare per pochi giorni quelle che hanno ancora il volantino attaccato, perché sono ovviamente vuote. Tae-suk vive in queste case come se fossero sue, aggiusta ciò che è rotto, guarda le foto di famiglia. Del suo passaggio non c’è traccia, a parte qualcosa che prima non funzionava.

Un giorno commette  l’errore di entrare in una casa che non è realmente vuota, ma abitata da Sun-hwa, una donna ‘quasi invisibile’ che vive con un marito-patrone violento. Tra i due scatta subito una scintilla, un legame,  che li porta a fuggire da quella casa ed ad iniziare un percorso insieme fatto di case vuote, silenzi e gesti. I due protagonisti sono muti ed invisibili, non parlano tra di loro, non parlano con gli altri. Per comunicare non è  necessario l’uso della parola, due persone che vivono in simbiosi possono farlo anche solo con uno sguardo o con un gesto. 

Ferro 3 è un film molto particolare, dove le uniche parole che lo spettatore udirà sono poche battute dei personaggi secondari, è un film ben recitato, non tutti sono in grado di rendere sensazioni, emozioni e di trasmettere tanto senza dire una parola, dove la mimica facciale e corporea sono indispensabili e necessarie per la sua riuscita. 

Da vedere assolutamente, il film merita, è insolito ed originale, stupenda la regia di Kim Ki-duk ed interessante la fotografia. 

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9

50 sfumature di grigio

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Cinquanta sfumature di grigio, un bel titolo, forse un po’ troppo bello ed accattivante per un pessimo romanzo che vi sconsiglio vivamente di leggere, risparmiate i soldi, ma se proprio siete curiosi e volete dargli una sbirciatina fate come me, non lo comprate!

Trovo assurdo che autori talentuosi restino sconosciuti o non riescano a farsi pubblicare, e che una storia del genere venda tanto e decidano anche di farci un film. 

Ho letto in giro che questo è un libro che piace alle donne, io mi chiedo quali siano queste donne, donne che non leggono molto e che vivono ancora nel medioevo? Ho delle serie difficoltà a comprendere come una storia del genere, scritta male e senza nessuno spessore, possa trovare davvero tanto riscontro.

Posso capire la curiosità rispetto al tema, anche se a parte un paio di situazioni neanche troppo scabrose, di bondage non c’è praticamente nulla. Per scrivere un racconto erotico con questo tipo di inclinazione, forse ci vuole qualcosa in più di un paio di ceffoni sulle chiappe o una cravatta che lega i polsi.

Perché parliamoci chiaro, il tanto acclamato Grey non è nulla di che, è una persona che ha i suoi problemi, che dovrebbe stare in terapia 24h su 24 e non cercare l’ingenua verginella di turno a cui fare proposte sessuali con tanto di contratto alla mano. Questo contratto l’autrice ci spiattella per intero una pagina si e una no all’interno della storia, e ti fa venire voglia di dirle: abbiamo capito i vari punti del contratto, ma invece di fare copia incolla delle cose lecite e non lecite da fare nella stanza dei giochi era tanto difficile perdere un po’ di tempo nelle descrizioni degli ambienti o approfondire la psicologia dei personaggi? 

Grey è un personaggio inquietante, non tanto per le sue tendenze sessuali, ma per il suo arrivare “quasi” ad essere uno stalker, uno che ti ossessiona la vita e che non ti permette di scegliere liberamente, è ripetitivo e asfissiante fino allo sfinimento. Ma quante persone tollererebbero uno che sta li a ripeterti in continuazione di mangiare? 

Grey è ricco, bello, affascinante, asfissiante, snervante, stalker e profondamente deviato, proprio il “tipo d’uomo che ogni donna vorrebbe nella sua vita”.

Anastasia Steel, è stupida, ingenua ed inesperta, una ragazza che non ha mai avuto a che far con un uomo sotto tutti i punti di vista. E secondo l’autrice questo tipo di persona dovrebbe fare la differenza con tutte le altre donne del passato di  Grey, evidentemente le altre erano “troppo” per lui e lui aveva bisogno di “poco”, quel poco che trova nella piccola ed indifesa Anastasia.

La storia è scontata, noiosa, non da stimoli ad andare avanti, non sa di niente, non lascia niente. E’ scritta male, un bambino delle elementari scrive meglio, manca di descrizioni, di particolari, è imprecisa, l’autrice si contraddice da sola  descrivendo male delle scene o non tenendo in conto qualcosa che ha appena scritto. Mi chiedo cosa ha fatto l’editor, se mai qualcuno si sia preso la briga di correggere il racconto o di verificare la coerenza di quanto era stato scritto.

Le scene di sesso non sono nulla di che, e tra l’altro sto ancora cercando di capire come Anastasia, il mattino dopo della sua prima volta, quando si ritrova in una vasca da bagno piena d’acqua, possa essere andata in apnea a praticare sesso orale a Grey senza  rischiare di affogare, riuscendo egregiamente a guadagnare un 10 e lode, nonostante non avesse la minima idea di cosa fare e di come farlo... evidentemente ha un talento naturale per la pesca subacquea .

In conclusione, anche se di cose da dire ce ne sarebbero ancora, preferisco non sprecare altro tempo su questa storia, l’unico Mr Grey degno di nota è quello di Secretary, per cui se volete davvero vedere le 50 sfumature optate per altro o andate dal tappezziere, se invece volete cimentarvi in un romanzo erotico a tema simile,  forse è meglio se leggete la trilogia della Bella Addormentata di Anne Rice, probabilmente non sarà una lettura facile, probabilmente non sarà di vostro gradimento ma potrete apprezzare lo stile di qualcuno che sa scrivere e sa di cosa sta scrivendo.

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1

Auto Focus

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Questo film ha distrutto un mito della mia infanzia. Lo ammetto ho una dipendenza dai telefilm fin da quando ero solo una bambina. 

Autofocus  racconta la vita di Bob Crane, protagonista della serie tv “Gli Eroi di Hogan”, ma non è ciò che ti aspetti dall’attore che da il volto ad un personaggio di una serie tv che guardavi quando eri ancora alle elementari.

Bob Crane era un conduttore radiofonico prima di diventare attore, una persona apparentemente normale, con una famiglia e dei figli, ma che nascondeva un piccolo e peccaminoso segreto: era ossessionato dal sesso. 

Il passaggio dalla radio alla tv modifica il suo modo di essere, gli eccessi e un amico/‘cattiva compagnia’ finiscono di rompere l’equilibrio di Crane, facendo sparire qualunque freno potesse avere prima.

Auto Focus ne segue la vita nell’ascesa verso il successo, nel conseguente crollo fino al suo omicidio. La sua rovina è narrata senza pietà, il successo logora anche le persone più ‘normali’ figuriamoci cosa può accedere a qualcuno che ha una dipendenza, dipendenza  tenuta nascosta per parte della propria vita.

Il film mi è piaciuto, nonostante lo stile di vita dell’attore e del suo amico sia profondamente discutibile, secondo me avevano bisogno di andare in terapia entrambi. I due attori protagonisti sono molto bravi ed è ottima la ricostruzione storica.

Resta solo il fatto che non potrò mai più rivedere una puntata de “Gli Eroi di Hogan” come facevo una volta.

 

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6

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