Afterlife

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Afterlife è una serie inglese composta da due sole stagioni per un totale di 14 episodi, 6 per la prima e 8 per la seconda. Il telefilm non è stato rinnovato per una terza stagione, ma la chiusura della seconda può considerarsi una conclusione.

La storia racconta le vicende di Alison, una donna in grado di vedere i fantasmi e di interagire con loro. Alison si trasferisce a Bristol per cambiare ‘aria’ e ricominciare una nuova vita.

A Bristol conosce Robert, uno psicologo che poi inizierà a scrivere un libro su di lei.

Tralasciano il ‘caso dell’episodio’, cioè l’entità rimasta in questa dimensione che per qualche motivo si manifesta, infesta o fa del male alla persona di turno, il telefilm affronta vari temi e lo fa in maniera realistica.

In Afterlife non c’è posto per il buonismo o  per gli happy ending assicurati, come spesso accade in telefilm americani, se qualcosa deve andare storto lo fa, se qualcuno deve morire muore, non si salva all’ultimo secondo per accontentare lo spettatore.

Molto del telefilm verte sul rapporto professionale e di amicizia tra i due protagonisti.

Sia Alison che Robert nascondono dei grossi drammi.

Se da un lato Alison rappresenta la parte soprannaturale del telefilm, con le sue percezioni e visioni da medium, Robert è il contrappeso, la parte razionale e scettica.  

C’è molto dualismo in tutta la storia, nette spaccature che a volte si ricompongono, mescolano e invertono. La stessa Alison ad un certo punto andrà fuori di testa o Robert cambierà la sua posizione di scettico.

Il telefilm è caratterizzato da una colorazione un po’ sbiadita, con colori che a volte sono poco saturi. Una classica atmosfera che ci si aspetta da una città del nord Europa.

La storia mi è piaciuta molto e in alcuni punti mi ha toccata profondamente. 

La solitudine della protagonista che  viene sfruttata o vista come una sorta di mostro a volte è pesante da tollerare anche per lo spettatore. Lo scetticismo di Robert è quello tipico di un uomo di ‘scienza’ che cerca di dare una risposta concreta, tangibile a qualcosa che non lo è. 

Il telefilm ha una sigla ‘insolita’, il tema principale inizia dopo poche scene introduttive, e con esso partono anche i crediti su delle scene di raccordo per poi sfumare non appena si inizia a parlare. Ogni episodio ha di conseguenza una ‘sigla diversa’.

La musica della sigla è davvero molto bella, malinconica e finisce con lo sposarsi bene con l’atmosfera del telefilm.

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8

Commenti

Sono felice di aver trovato una recensione, ha colpito moltissimo anche me, visto per caso.. me ne sono innamorato:-)

Ritratto di viconia

E' un vero peccato che in pochi conoscano questo telefilm, mi fa piacere di sapere che non l'ho visto soltanto io :)

Ti ricorderò in ogni gesto più imperfetto
Ogni sogno perso e ritrovato in un cassetto

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